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Paolo Drago: storia del lanificio Drago e l’evoluzione dei tessuti italiani di lusso

Nel mondo dei tessuti italiani di lusso, poche storie nascono davvero dalla materia prima.
Nel caso del lanificio Drago, tutto inizia dal filo.

Prima del tessuto, prima del marchio, prima ancora dell’espansione internazionale,

c’è una cultura costruita nel tempo — fatta di famiglia, di continuità e di una conoscenza profonda della filatura.

In questa intervista, Paolo Drago racconta l’evoluzione del lanificio Drago, il valore dell’artigianalità italiana

e il passaggio generazionale che oggi rappresenta la sua vera responsabilità.

“Se si parte da una bella lana, si arriva a un bel tessuto.”

Le origini del lanificio Drago

Qual è il primo ricordo che la lega all’attività tessile della sua famiglia?

La mia famiglia ha cominciato nel 1973 con la produzione di filati, ed è da lì che nasce tutta la nostra vita tessile.

Solo più tardi ci siamo spostati verso il tessuto da uomo, ma la nostra base, la nostra vera partenza, è il filo.

Che cosa distingue la sua famiglia nel panorama dei lanifici italiani?

Siamo nati come filatura, come lana e come filo, e solo dopo ci siamo trasformati in tessitura. È un percorso

piuttosto raro nel tessile italiano. Possiamo dire di essere tra quelli che da filatori sono diventati produttori di tessuto.

Famiglia e impresa: un equilibrio reale

In che modo l’educazione ricevuta dai suoi genitori ha influenzato la sua visione?

La dirigo in modo familiare, nel bene e nel male. C’è un rapporto diretto e umano con tutti i dipendenti, ma allo

stesso tempo si vive dentro dinamiche familiari. È un’azienda totalmente familiare, e questo si sente.

Il valore dell’onestà

Qual è la lezione più importante ricevuta dai suoi genitori?

L’onestà. Bisogna essere diretti, sinceri e determinati. E poi una cosa molto chiara: prima viene l’azienda, poi la vita privata.

Dalla filatura al tessuto

Come nasce la trasformazione in lanificio?

A un certo punto abbiamo capito che il filo che producevamo poteva diventare direttamente tessuto.

Abbiamo smesso di vendere filo e iniziato a produrre i nostri tessuti. È stato un passaggio decisivo per il lanificio Drago.

I momenti chiave della crescita

Quali sono state le tappe fondamentali?

Nel 1993 abbiamo creato una delle migliori filature in Italia.
Nel 2000 siamo diventati pienamente lanificio.
Nel 2015 abbiamo trasformato il nome in Drago.

Durante il Covid abbiamo progettato una nuova fase dell’azienda, da cui sono nati progetti come

Skyfall e nuove collezioni di tessuti di alta gamma.

La qualità nei tessuti italiani

Come garantite la qualità dei vostri tessuti?

Siamo molto pignoli. Controlliamo tutto in ogni fase. Ma la verità è semplice: se si parte da una bella lana, si arriva a un bel tessuto.

Se la materia prima non è giusta, non si arriva al risultato.

Artigianalità prima dell’industria

Che cosa avete imparato lavorando con i sarti?

I tessuti vanno testati prima dai sarti e solo dopo portati in produzione. Prima viene l’artigianalità, poi la parte industriale.

È il contrario di quello che fanno molti.

Il ruolo del bespoke oggi

C’è un ritorno verso il su misura?

Sì, soprattutto all’estero. Noi crediamo molto nel bespoke. Abbiamo sviluppato un reparto dedicato e collaboriamo con realtà

importanti della sartoria italiana.

Il tessuto più importante

Quale tessuto rappresenta meglio Drago?

Skyfall. È nato da un’intuizione e da un cambio di direzione improvviso. È diventato il prodotto più rappresentativo della nostra storia.

I valori del marchio Drago

Quali sono i valori fondamentali del vostro lavoro?

Serietà e servizio. E una grande attenzione al dettaglio.
Se dai servizio e qualità, hai già fatto metà del lavoro.

Il futuro: passaggio generazionale

Qual è oggi la sua responsabilità principale?

Lasciare un’azienda pronta a mio figlio.
Quando sarà pronto, dovrà dirmi: “Adesso passo io”.

Un nuovo modo di costruire fabbriche

Che tipo di azienda immagina per il futuro?

Un luogo più umano. Con il progetto Lessona 2 vogliamo creare una fabbrica più vivibile, più sincera, con spazi

anche per il benessere delle persone.

Orgoglio e continuità

È orgoglioso di ciò che ha costruito?

Sì. Non è finita, ma siamo sulla strada giusta. Stiamo crescendo, sviluppando nuovi progetti e portando il nome Drago nel mondo.

Nel racconto di Paolo Drago non c’è retorica.
C’è una visione concreta del tessile italiano: fatta di materia prima, disciplina e continuità.

In un settore che spesso parla di prodotto, Drago parla di passaggio.
Di famiglia.
Di tempo.

E forse è proprio da lì che nasce il vero valore di un tessuto.