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Antonio De Matteis: qualità, formazione e visione dietro il successo di Kiton

Nel racconto di Antonio De Matteis, Kiton non è soltanto una delle aziende più importanti del Made in Italy. È una cultura del lavoro costruita sul tempo, sull’esempio e su un’idea molto precisa di qualità. In questa intervista, Antonio De Matteis parla dell’educazione ricevuta, del rapporto con Ciro Paone, della scuola di sartoria, del valore della filiera integrata e di ciò che, ancora oggi, lo spinge a migliorare continuamente. Ne emerge una visione chiara: il vero prestigio non nasce dall’immagine, ma dalla serietà con cui si costruisce ogni dettaglio.

1. Quali sono i ricordi più preziosi della tua infanzia che ti hanno formato come persona?
ADM. Sicuramente l’educazione che ho ricevuto dai miei genitori è stata molto importante. Da quando ho iniziato a lavorare ho avuto un grande rispetto verso il lavoro. Ho sempre lavorato con dedizione, sacrificando molto anche del mio tempo libero, sin da quando ho cominciato a diciotto anni, subito dopo la scuola. Credo che l’educazione al lavoro sia stata una delle cose più importanti che ho ricevuto, sia dai miei familiari sia dai miei maestri durante la vita.

2. Chi sono state le persone che ti hanno influenzato di più nei primi anni?
ADM. Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri, sul lavoro ma anche nella vita. Mio zio Ciro Paone, fondatore di Kiton, è stato fondamentale. Io dico sempre che lui mi ha inventato. Ero un ragazzino quando ho iniziato a lavorare. Stare vicino a lui, viaggiare con lui, osservare tutto quello che faceva, partecipare a tutto quello che faceva, è stato decisivo per la mia formazione. Credo di aver avuto un maestro non geloso, ed è uno dei più grandi meriti che gli riconosco.

3. Quale abilità hai appreso da tuo zio che ancora oggi guida il tuo modo di lavorare?
ADM. La serietà. Mio zio ha sempre detto che bisognava camminare a testa alta. E questo significava rispettare i clienti, rispettare i fornitori, rispettare i collaboratori. Sono lezioni molto importanti, e sono tra le cose più preziose che ho ricevuto da lui.

4. Qual è oggi il vero obiettivo di Kiton?
ADM. Negli anni abbiamo trasformato l’azienda. Non facciamo più solo giacche: oggi Kiton è un total look completo. Tutti i prodotti che vendiamo vengono prodotti in aziende di nostra proprietà. Questa, secondo me, è una delle grandi differenze tra Kiton e molte altre aziende di moda: abbiamo una filiera completamente integrata, interamente nostra, e questo ci permette di controllare la qualità al cento per cento.

5. Che cosa significa davvero “The Best of the Best + 1”?
ADM. Significa non accontentarsi mai. Non nella crescita fine a se stessa, ma nella ricerca, nella qualità, nel servizio. Quel “più uno” è uno stimolo continuo a fare meglio di ciò che abbiamo fatto negli anni passati. È questo che vogliamo continuare a fare anche nel futuro.

6. La crescita di Kiton deriva più dalla tradizione o dalla capacità di innovarsi?
ADM. Quando un’azienda cresce come siamo cresciuti noi negli ultimi anni, più che raddoppiando, il risultato arriva da tanti fattori. L’azienda ha saputo mettersi in discussione, innovarsi ogni anno, ogni stagione. Oggi il mercato è molto esigente, quindi servono qualità, servizio, rapporto umano. Per fare un buon piatto di spaghetti al pomodoro ci vogliono più ingredienti. Per far crescere un’azienda vale la stessa cosa.

7. Perché avete deciso di produrre ogni capo internamente?
ADM. Perché quando vuoi fare la qualità vera non c’è un’altra strada. Se vuoi fare innovazione e vuoi dare un servizio che nessuno può dare, devi avere il controllo della filiera. Per questo, ogni volta che pensiamo a un nuovo prodotto, la prima cosa che facciamo è costruire l’azienda che lo produce. Non facciamo mai prima il prodotto e poi l’azienda. Facciamo prima l’azienda e poi il prodotto.

8. Come avete affrontato il ricambio generazionale nell’artigianato sartoriale?
ADM. Noi questo problema non lo abbiamo avuto grazie a un’intuizione di mio zio, che venticinque anni fa ha creato una scuola di sartoria. Quella scuola ci ha aiutato tantissimo. Oggi abbiamo sarti molto giovani in azienda, con un’età media intorno ai 35-36 anni. Da questa scuola sono passati circa 200 ragazzi: l’80% lavora con noi, il resto lavora in altre aziende o ha aperto una propria sartoria. Siamo molto orgogliosi di aver dimostrato che i giovani hanno voglia di lavorare. Non è vero che i giovani non vogliono lavorare. Bisogna pagarli bene, questo sì.

9. Come si può reinventare l’educazione per preparare i giovani all’artigianato?
ADM. Secondo me c’è una regola fondamentale: l’esempio. Per dare educazione bisogna essere un buon esempio. I giovani hanno voglia di imparare. Hanno capito che, se imparano un mestiere, hanno un futuro. Alcuni ragazzi usciti dalla nostra scuola oggi hanno aperto delle sartorie, altri vanno in giro per il mondo a prendere misure e a vendere abiti. Questo dimostra che, se lavori bene, con professionalità e attenzione ai dettagli, puoi creare davvero un futuro per una nuova generazione.

10. Che cosa significa per te la parola “qualità”?
ADM. Noi non usiamo mai la parola lusso. Usiamo sempre la parola qualità. Perché è la qualità quella che oggi cerca il cliente: la qualità delle cose semplici, della vita, del benessere, del tempo. Quando si parla di qualità, bisogna parlarne a 360 gradi: prodotto, innovazione, servizio, rapporto umano. Non c’è una sola strada per arrivare in alto. Bisogna percorrerle tutte.

11. Che rapporto hai con i soldi?
ADM. A livello finanziario non mi interessano. I soldi non sono la mia passione, non li ho mai amati. Credo che siano la materia più sporca del mondo, anche se sono importanti. La gente litiga per i soldi, e a me non piace litigare. Forse proprio per questo sono bravo a farli: perché non li amo. Chi ama troppo i soldi, alla fine, spesso non sa più cosa siano l’etica e l’educazione.

12. Qual è il consiglio più importante per chi vuole creare un prodotto di alta qualità?
ADM. Bisogna credere in quello che si fa, prima di tutto. E non bisogna avere paura di quanto costa fare la qualità, né di quanto si dovrà vendere il prodotto. Se vuoi fare grande qualità, la qualità costa. Quando si parla di qualità bisogna pensare anche alle persone che realizzano il prodotto, e devono guadagnare molto bene. Se devono fare un prodotto di altissima qualità, devono essere pagate molto bene. Questo, secondo me, è uno dei segreti di Kiton.

13. Che cosa ti fa svegliare la mattina?
ADM. La voglia di fare meglio. Il successo non è mai garantito. Il nostro mondo è velocissimo, cambia continuamente, e nessuno può vivere sugli allori. È la voglia di migliorare quello che hai fatto il giorno prima che ti fa svegliare la mattina. Questo è un mondo che non si ferma mai. Se ti vuoi fermare, devi cambiare mestiere.

14. Che cosa significa per te Kiton?
ADM. Io sono in Kiton da trentotto anni. È stata una grandissima parte della mia vita, giorno e notte. Quindi, per me, significa tutto.

15. Qual è il tuo sogno per Kiton?
ADM. Vedere Kiton ancora più bella, più forte, più moderna, più giovane. Quello che volevo dieci anni fa lo voglio ancora per i prossimi dieci. Sono sicuro che arriveremo dove dobbiamo arrivare. Ci vorrà tempo, ma possiamo aspettare. Non abbiamo fretta.

16. Come vorresti essere ricordato?
ADM. Per quello che sono. Chi mi conosce sa come sono fatto, chi lavora con me sa come sono fatto. Se tutti parlano bene di me, vuol dire che ho seminato bene, che sono riuscito a trasferire il mio punto di vista. E continuerò a lavorare così. Il mio modo di essere non cambia né nei momenti difficili né nei momenti di successo.

17. Che cosa puoi offrire al mondo attraverso la tua attività?
ADM. Stiamo cercando di dare al mondo un prodotto che non c’è: un’esclusività, un servizio, una grande onestà. Per fare qualità ci vuole molta onestà. Dietro a un prodotto ci vogliono etica, educazione, attenzione vera. Noi cerchiamo di guardare la qualità a 360 gradi.


Nel modo in cui Antonio De Matteis parla di Kiton non c’è mai l’ossessione del prestigio per il prestigio. C’è piuttosto un’idea più severa e più concreta: che la qualità non sia un’etichetta, ma una disciplina. Che l’innovazione non nasca dal rumore, ma dal controllo. E che il successo, da solo, non basti mai. Forse è per questo che, quando parla del futuro, De Matteis non parla come un uomo arrivato. Parla come qualcuno che sente ancora il dovere di meritare ogni stagione, ogni collezione, ogni persona formata dentro l’azienda. E in un mondo che confonde spesso il lusso con l’immagine, la sua voce riporta tutto a una parola più difficile, e forse più vera: qualità.